Emilio Tadini - L'Uomo con loden
Emilio Tadini - L'Uomo con loden

Attività ⦿

Mi rivolgo a Individui e Organizzazioni nella prospettiva di traguardare un duplice obiettivo:

  • migliorare l'efficacia (la performance) dell'organizzazione, a beneficio dei costituenti dell'organizzzazione;
  • supportare gli individui che richiedono interventi di consulenza personalizzati in fasi transitorie del loro percorso professionale.

Mi avvalgo di metodologie d'intervento consolidate, rinnovate da una visione che antepone il significato all'esecuzione, la condivisione all'azione. Promuovo un'etica del lavoro inclusiva, dove ogni attore è protagonista di un modello sostenibile e dinamico. La mia pratica, critica e innovativa, mira a strategie collaborative che rispettino le esigenze di tutti, nella ogni passaggio sia condiviso e i traguardi verificati e verificabili, in un contesto lavorativo in continua evoluzione.

"Se si escludono istanti prodigiosi e singoli che il destino ci può donare, l'amare il proprio lavoro (che purtroppo è privilegio di pochi) costituisce la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra: ma questa è una verità che non molti conoscono. Questa sconfinata regione, la regione del rusco, del boulot, del job, insomma del lavoro quotidiano, è meno nota dell'Antartide [...] ma l'amore o rispettivamente l'odio per l'opera sono un dato interno, originario, che dipende molto dalla storia dell'individuo, e meno di quanto si creda dalle strutture produttive entro cui il lavoro si svolge»
P. Levi, La chiave a stella

La profondità del pensiero di Levi si svela appieno solo attraverso una lettura attenta e ponderata di 'Se questo è un uomo'. In queste pagine, emerge con forza l'idea che il lavoro, in ogni sua forma, anche la più umile e degradante, rappresenti un pilastro fondamentale per la realizzazione dell'individuo. La figura di Lorenzo, muratore 'volontario' in Germania, assurge a simbolo di questa concezione. Persino nell'opprimente atmosfera del Lager di Monowitz, Lorenzo erige un muro a regola d'arte, testimoniando come, anche nell''anus mundi', il lavoro conservi un significato intrinseco. Non è la mera sopravvivenza fisica a definire l'umanità, ma la consapevolezza che il lavoro è un elemento costitutivo dell'Homo faber, un'identità che i nazisti cercarono invano di annientare con il loro cinico motto 'Arbeit macht frei'.

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